Dopo la caduta della Signoria di Francesco Sforza (1445), Fabriano continuò a prosperare grazie all'operosità delle Arti. Nelle Arti emersero, accanto ai collegi dei giudici, dei notai e dei medici, quelle della Lana, della Carta, dei Mercanti e dei Merciai; notevole l'importanza dell'arte dei Calzolai. Gelosa della sua libertà, nonostante fosse tornata definitivamente sotto lo Stato della Chiesa, Fabriano respinse la signoria locale di Innocenzo Cibo, e nel 1517 fu oggetto del pesante saccheggio delle truppe guidate dal viceré di Napoli. In questi delicati frangenti fu Giambattista Zobicco, abile capitano che preparò la difesa contro una spedizione di milizie mercenarie, battute nei pressi di Albacina. Egli fu poi giustiziato a Romada Leone X; il suo successore Clemente VII, riuscì a ristabilire la pace a Fabriano nel 1534.

Fabriano perse la sua autonomia nel 1610 con decreto di Paolo V, governatore prelato, che pose fine al democratico regime delle Arti. Da questo momento Fabriano fu retta da governatori prelati, residenti nell'antico Palazzo del Popolo. Le Arti, coinvolte nella recessione economica generale e indebolite dalla concorrenza esterna, esaurirono la loro funzione politica. Resistettero solo i mastri cartai, che continuarono a inviare i loro prodotti all'estero. In questo contesto negativo per l'economia, risultarono significative attività culturali grazie alla presenza di personaggi legati alla Curia Romana. Fabrianesi erano infatti Giovanni Andrea Gilio, Francesco Stelluti, poeta e scienziato ; Bartolomeo Barbarino , musicista di corte dei Della Rovere. Tra la fine del 500 e il 600 vennero fondati Oratori e commissionati cicli pittorici in aderenza con il nuovo clima religioso come l'Oratorio del Gonfalone e gli affreschi di Filippo Bellini nell'Oratorio della Carità. Fabriano acquistò nuova e ambita dignità nel 1728, quando Benedetto XIII le concesse il titolo di Città in qualità di sede di Diocesi congiunta a Camerino, da cui era sempre dipendente. Il ristagno economico prevalse finchè non si affermò in città lo spirito imprenditoriale di Pietro Miliani che riuscì a sollevare le sorti dell'industria cartaria fabrianese.

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